Rievocazione (uccisione di Ranuccio Baglioni da parte dei Vignanellesi) Vicino alla piazza dell’olmo, ossia presso e davanti al detto
olmo. Ma poco tempo dopo accade l’irreparabile. È l’anno del Signore 1553 quando i Vignanellesi, esasperati dalle angherie del conte Ranuccio Baglioni, marito di Ortensia Farnese,
signora e padrona di Vignanello, organizzano una congiura. Il 19 settembre, alle prime ore dell’alba, pochi colpi di archibugio uccidono il conte Ranuccio e Giovanni Maria, suo servitore.
I Vignanellesi esultano per la morte del tiranno, infieriscono sul suo corpo, brindano e banchettano accolti nelle case dei compaesani che festeggiano l’evento liberatorio, ben sapendo di
avere l’appoggio della signora Ortensia, anch’essa esausta per le prepotenze del marito. E infatti... il 13 ottobre inizia il processo presso il tribunale del Governatore di Roma! Oltre
cento Vignanellesi saranno inquisiti, tutti i congiurati verranno interrogati, torturati, alcuni incarcerati. Il 16 ottobre, Cesare di Ser Biagio, detto Sardina, confessa di aver
partecipato all’uccisione e alla deturpazione del cadavere del conte, dagli interrogatori sappiano che cercherà inutilmente di difendersi, sostenendo di non saper dire se, mentre
infieriva, il conte era già morto o ancora vivo. Il 21 ottobre, Cesare, considerato uno degli autori delle azioni più efferate, sarà squartato ed appeso sull’olmo della piazza. Proprio su
quell’olmo che con ogni probabilità aveva ascoltato, complice, le riunioni dei congiurati mentre si riparavano sotto la sua ombra, o li aveva visti entrare in chiesa, dove si erano svolte
le assemblee, sotto la guida di prete Medio, rettore della cattedrale, ottimo amico di Ortensia Farnese, nonché fratello dello stesso Cesare.