Sabato 9 novembre ore 18.00

NASCITA DELLA CONTEA DI JULIANELLO

Julianello nel ‘500, la nascita del feudo, Ortensia Farnese, “signora di Vignanello”

La rievocazione vuole ricostruire uno dei momenti cruciali della storia dell’ Insigne Terra. Fra il 1531 e il 1536, Vignanello, da sempre sotto la sfera di influenza dello Stato Pontificio, nella Provincia del Patrimonio di S. Pietro, viene, per iniziativa di due Pontefici, Clemente VII Medici e Paolo III Farnese, prima nel 1531 reso un feudo perpetuo, trasmissibile per via ereditaria, concesso a Beatrice della famiglia Farnese di Latera, e poi nel 1536 elevato a rango di Contea. Beatrice Farnese aveva lasciato alla sua morte, avvenuta alla fine del 1535, in eredità il feudo a sua figlia Ortensia, sposata con Sforza Marescotti, un soldato discendente da una delle più importanti famiglie di Bologna e che aveva servito anche sotto l’Imperatore Carlo V. Paolo III Farnese, un prozio di Beatrice, decide di confermare il feudo ad Ortensia e Sforza e contemporaneamente li nomina Conti di Vignanello. Inizia così la storia della Contea di Vignanello, destinata a durare ininterrottamente fino al 1816. La rievocazione, basata sulla documentazione storica esistente, presenta il momento, nel tardo inverno del 1536, della consegna della pergamena con il breve di Paolo III di nomina a Conti a Ortensia e Sforza e della loro presa di possesso del feudo, con la consegna delle chiavi dell’Insigne Terra di Vignanello.


Sabato 16 novembre ore 18.00

LA RIVOLTA DEL 1553

L’assassinio di Ranuccio, il processo e la fine dell’olmo

L’ultimo marito di Ortensia Farnese, fu Ranuccio Baglioni, di cui raccontiamo la congiura da parte dei Vignanellesi, l’assassinio e ciò che ne conseguirà, svoltesi nell’autunno del 1553, tra il castello e la piazza di Julianello. Il 18 Settembre 1553 Ranuccio cade ucciso da colpi di archibugio. Dall’omicidio, si passa alla rivolta: i vassalli si scagliano sul suo corpo colpendolo con pugnali più e più volte, si banchetta sui cadaveri e anche i vignanellesi festeggiano l’uccisione del “tirannino”. In molti sono stati coinvolti nella congiura. Segue il processo; un centinaio di persone vengono interrogate. Il 16 Ottobre, Cesare detto Sardina confessa di aver partecipato alla congiura, di esserne tra gli autori. Viene perciò punito con pena esemplare; fu squartato e appeso all’Olmo. Nella piazza principale infatti, vi era un grande olmo, simbolo sacro, punto di riferimento della comunità ove si svolgevano adunanze, sede di attività notarile o di importanti decisioni. La data del 6 Novembre decreta la morte dell’olmo che viene abbattuto, non ci è dato di sapere se per ordine dei soldati del castello o per la vendetta di un compagno perduto.

 


Gli episodi narrati sono basati sugli studi, frutto di numerose ed approfondite  ricerche effettuate da Maurizio Grattarola e Vincenzo Pacelli, studiosi di storia locale.